Gli italiani sono grandi scienziati, questo non si può negare. Hanno intuizione, ingegno, curiosità e forse anche la pazzia necessaria per fare un tale tipo di lavoro.
Da diversi anni però, è diventato difficile lavorare in Italia nell’ambito della ricerca. I ricercatori non sono riconosciuti come figure “importanti” dallo Stato Italiano, chiusi sempre, o quasi, in stanze piene di alambicchi, scrivanie, computer, provette, microscopi. La vita del ricercatore è difficile, e solo la grande passione che una persona può avere per la conoscenza lo può convincere a rimanere nel buio, molto spesso pagato male o anche non pagato. Non ci sono riconoscimenti, se non quelli provenienti solo ed esclusivamente dal campo scientifico nel quale si opera. A livello economico siamo nell’incertezza totale, mentre per quanto riguarda l’ età media dei ricercatori con stipendio fisso, siamo quelli con età media più alta in Europa. Cosa vuole dire? Che in Italia ci sono solo professori e ricercatori anziani. Tutti gli altri, i giovani, persone spesso con idee innovative, interessanti e importanti per il futuro, se ne vanno via, all’estero, o rimangono repressi e insoddisfatti agli ordini dei “baroni” della scienza. Ovviamente non voglio generalizzare, ci saranno pure dei ricercatori pienamente soddisfatti della propria situazione, ma penso che la maggior parte di ricercatori sotto ai 40 anni non lo sia.
C’è un bel blog, “Science in the Bel Paese”, che tratta della ricerca in Italia. Lo consiglio a quanti di voi fossero interessati all’argomento (http://network.nature.com/blogs/user/massimopinto).
Personalmente sono stata per un anno all’estero, negli Stati Uniti, e penso che il livello qualitativo della ricerca italiana sia decisamente buono. Il fatto è che in molti altri paesi sviluppati, fare ricerca è un piacere. Viene riconosciuta l’importanza di aver studiato per anni e anni, si fa ricerca avendo a disposizione ogni cosa necessaria a tale scopo, c’è dialogo tra anziani e giovani. Tutti sono allo stesso livello o quasi: i meno giovani riconoscono l’importanza dei giovani come questi ultimi riconoscono l’importanza dell’esperienza di molta gente che fa ricerca da più anni.
E poi…viene premiato il PIU’ BRAVO, e non il raccomandato o il più furbo.
L’Italia è un grande Paese, ma le speranze di vederlo rinascere da questo stato di ignoranza e scorrettezza diventano ogni giorno più fievoli.
Riusciremo mai a ritornare ad essere cittadini italiani con la I maiuscola??